Social Media Timing: quando è meglio conversare

Mettiamo che abbiate scelto la vostra piattaforma social e avete ben chiaro cosa dire e a chi. A questo punto non rimane che rispondere alla domanda: quando è meglio pubblicare i propri aggiornamenti?

Sappiate che non vi salverà una risposta secca ma in questo caso può venirvi in aiuto un modus operandi, ma ci torneremo alla fine.
L’infografica elaborata da Argyl Social mostra alcuni dati di sicuro interesse per aumentare la performance delle nostre conversazioni su Facebook e Twitter. Le tendenze aggregate sono il risultato di un’osservazione condotta su un segmento di clienti che ha generato 250k post e 5M di click.

Quello che emerge era prevedibile, molti marketers conversano con i loro target (brutto termine ma tant’è) quando sono in ufficio; ma mentre loro sono seduti sulle loro poltrone di pelle (magari) chi li ascolta dall’altra parte del monitor?

Le risposte sono diversissime ma l’infografica ci viene incontro dividendo la comunicazione in quella BtoB ed in quella BtoC. Sorpresa? Non proprio perchè ovviamente l’efficacia delle nostre comunicazioni (misurata in termini di engagement) varia a seconda delle abitudini di chi ci ascolta (o vorremmo lo facesse).

Il nocciolo della questione è che sono proprio le abitudini di utilizzo dei social che vanno individuate, osservate, studiate per ogni singolo target obiettivo.

Se ci rivolgiamo ad un target di adolescenti che va a scuola perchè postare su Facebook la mattina? Non è sbagliato, solo non è opportuno specialmente se ragioniamo in termini di massimizzazione dell’engagement. Gli esempi potrebbero essere moltissimi.

E arriviamo al nostro modus operandi. Non è consigliabile affidarsi alla prima statistica di utilizzo che troviamo su google per decidere quando comunicare. Piuttosto il nostro timing è funzione del tipo di messaggio, del brand, della nostra audience, della piattaforma social… solo l’osservazione ed i test ci consentono di individuare i nostri momenti aurei per incontrare e condividere con profitto i nostri contenuti sui social.

Quando comunichiamo ricordiamoci allora di ragionare sempre come un utente, un cliente, un fan, un dipendente… e non come un freddo social transponder.

Se avete trovato questo post interessante condividetelo sui vostri social, si ma non sbagliare il timing ;))
CUSOON


Social Media: presenza strategica e cambiamento indotto

Avere un proprio angolino nel mondo dei social è semplice. Ma arredare il proprio spazio con “gusto” è cosa ben più complessa. Della serie esserci è una cosa, saperci stare con tutti i crismi digitali un’altra. Esistono realtà che per loro natura si adattano meglio all’ambiente 2.0 pensate per esempio ai siti di e-commerce, ai brand hi-tech… Molti marchi costruiscono abilmente, passo dopo passo, strategie social efficaci riuscendo ad instaurare conversazioni e relazioni con gli utenti. Molte realtà nel contempo faticano, stentano, falliscono e qualche volta battono in ritirata. I motivi possono essere diversi e vanno, ad esempio, da un’idea di business poco adattabile alle nuove forme di comunicazione, passando per quelle realtà che commerciano in prodotti destinati a target meno “informatizzati”, per finire con chi sui social proprio non avrebbe diciamo “interesse” a starci ma la moda… ma questo sarebbe un altro post. 
La buona notizia è: niente paura! perchè se vogliamo possiamo cambiare, adattarci, migliorare in un’ottica puramente lamarkiana, per chi mastica un po’ di teoria dell’evoluzione. 

Ciò che spesso viene trascurato prima di salire su una piattaforma è con quanta forza i social media tendono a stimolare il cambiamento in pressochè ogni dipartimento interno all’azienda. 

E’ proprio quell’aspetto neo-mediale che dà valore ed efficacia alla presenza del marchio sui SM che è in grado di influenzare e persino guidare l’innovazione nella comunicazione verso l’esterno.
Questo cambiamento, quando viene auspicato nella sua necessità e preseguito nel concreto, aiuta un’impresa a crescere nella misura in cui costringe a ripensare il proprio rapporto con gli stakeholder e a riconoscere un ruolo più attivo ai propri clienti nella costruzione della brand equity. Cambiare si può, cambiare si deve. E’ sempre stato e sempre sarà così da che mondo è mondo, pena la fine dell’Impresa per sopravvenuta incapacità di cogliere… il cambiamento. 

Chi cambia, perchè, in che modo? Se avete esperienze da condividere, testimonianze di innovazioni entusiastiche nei processi, reticenze incomprensibili che inducono a risultati “social” sconfortanti ecc. raccontatelo. 

Condividere le proprie esperienze, condividere le proprie riflessioni è ricchezza per tutti.
Alla prossima!