Social Media: presenza strategica e cambiamento indotto

Avere un proprio angolino nel mondo dei social è semplice. Ma arredare il proprio spazio con “gusto” è cosa ben più complessa. Della serie esserci è una cosa, saperci stare con tutti i crismi digitali un’altra. Esistono realtà che per loro natura si adattano meglio all’ambiente 2.0 pensate per esempio ai siti di e-commerce, ai brand hi-tech… Molti marchi costruiscono abilmente, passo dopo passo, strategie social efficaci riuscendo ad instaurare conversazioni e relazioni con gli utenti. Molte realtà nel contempo faticano, stentano, falliscono e qualche volta battono in ritirata. I motivi possono essere diversi e vanno, ad esempio, da un’idea di business poco adattabile alle nuove forme di comunicazione, passando per quelle realtà che commerciano in prodotti destinati a target meno “informatizzati”, per finire con chi sui social proprio non avrebbe diciamo “interesse” a starci ma la moda… ma questo sarebbe un altro post. 
La buona notizia è: niente paura! perchè se vogliamo possiamo cambiare, adattarci, migliorare in un’ottica puramente lamarkiana, per chi mastica un po’ di teoria dell’evoluzione. 

Ciò che spesso viene trascurato prima di salire su una piattaforma è con quanta forza i social media tendono a stimolare il cambiamento in pressochè ogni dipartimento interno all’azienda. 

E’ proprio quell’aspetto neo-mediale che dà valore ed efficacia alla presenza del marchio sui SM che è in grado di influenzare e persino guidare l’innovazione nella comunicazione verso l’esterno.
Questo cambiamento, quando viene auspicato nella sua necessità e preseguito nel concreto, aiuta un’impresa a crescere nella misura in cui costringe a ripensare il proprio rapporto con gli stakeholder e a riconoscere un ruolo più attivo ai propri clienti nella costruzione della brand equity. Cambiare si può, cambiare si deve. E’ sempre stato e sempre sarà così da che mondo è mondo, pena la fine dell’Impresa per sopravvenuta incapacità di cogliere… il cambiamento. 

Chi cambia, perchè, in che modo? Se avete esperienze da condividere, testimonianze di innovazioni entusiastiche nei processi, reticenze incomprensibili che inducono a risultati “social” sconfortanti ecc. raccontatelo. 

Condividere le proprie esperienze, condividere le proprie riflessioni è ricchezza per tutti.
Alla prossima!



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Tu chiedi e McDonald’s risponde

Chi almeno una volta non ha condiviso quel dubbio “tremendo” che attanagliava Isabel M. tanto da indurla a scrivere direttamente sul sito di McDonald’s Canada: “Why does your food look different in the advertising than what is in the store?” ovvero, “Io facevo la fila alla cassa e già pregustavo con gli occhi quel meraviglioso panino strabordante di ogni delizia ma… questo che m’avete dato è tutta un’altra cosa! Macchè niente niente m’avete fregato?” 
Ed ecco che spunta l’incantevole Hope Bagozzi, direttore marketing di McDonald’s Canada che con un “bè se mi volete seguire vi mostro qualcosa di interessante…” ci conduce, in punta di piedi, negli studi fotografici di Watt International per un behind the scene nel quale mostra come vengono realizzate le meravigliose foto che vediamo in tutti i ristoranti del marchio. 
In una narrazione che assume tratti romantici, un cheesburger passa dalle mani di uno scrupoloso food stylist a quelle attente e professionali del photographer. Ogni ingrediente è posizionato con gesti avveduti. 
La luce degli spot viene dosata per esaltare forme e colori del glorioso panino. 
Helen annuisce compiaciuta alle chiare spiegazioni degli ingegneri dell’immagine. 
Un getto di aria calda piega i lembi di formaggio che…

spuntano dal pane e una siringa colma di ketchup colora di rosso piccoli spazi vuoti. 
Con arte e sapienza l’imaging specialist dà qualche ritocco con i sui tools di photoshop, et voilà. Su un monitor, il confronto tra la foto del panino acquistato al ristorante e quella appena realizzata viene supportato da ogni spiegazione del caso.
Allora, la risposta alla domanda è: non c’è differenza, è solo questione di makeup. 
La storia è finita e non ci resta che salutare. 
Ci pensa Hope con un sempre bello… “Isabel, thank you so much for your question…” 
Ed è il caso di dire… e vissero tutti felici e contenti.


Complimenti al marketing di McDonald’s Canada, che con l’iniziativa Our Food. Your Questions crea un occasione di dialogo con i propri consumatori e non, ma soprattutto mette a disposizione sul web un canale integrato per stimolare, raccogliere e gestire feedback. L’azienda guarda ai recenti insuccessi sui social media (ricordate il fallimentare lancio su Twitter dell’hashtag #McDStories?)  e ne fa tesoro, creando un contesto più favorevole (controllato) per la gestione delle criticità legate alla comunicazione del suo spesso attaccato e criticato marchio. Una nuova best practice nei social media.
Goodbye and stay well!